Incredibile scoperta IBM: un bit in soli 12 atomi

gen 16th, 2012 | Filed under Informatica, News

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I ricercatori IBM hanno effettuato una scoperta sensazionale: sono riusciti nell’intento di immagazzinare l’informazione contenuta in un bit, utilizzando solamente 12 atomi.

Ibm un bit in 12 atomi

Ibm un bit in 12 atomi

Al momento, questa è reputata l’unità di memoria magnetica con la dimensione più piccola possibile.

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Secondo gli stessi ricercatori, questa scoperta apre la strada a nuove tecniche per la costruzione di dischi rigidi molto più veloci e stabili delle memorie oggi disponibili sul mercato.

Il capo-progetto Sebastian Loth ha affermato: ” Circa ogni due anni gli hard disk diventano più ‘densi’. La domanda che tutti si pongono è per quanto ancora possiamo procedere nello sviluppo tecnologico con questo ritmo? Qual’è il limite fisico oltre il quale non sarà più possibile andare? La risposta più logica è il mondo degli atomi. L’approccio che abbiamo utilizzato nella nostra ricerca è stato quello di controllare se fosse possibile giungere direttamente alla ‘fase finale’ di questo processo, tentando in ogni modo di memorizzare un’informazione in un solo atomo; e se un atomo non fosse stato sufficiente, cercare di immagazzinare un bit nel minor numero di atomi possibile.”

Nell’informatica il bit è l’informazione base e può assumere il valore di zero o di uno. Al di sotto dei 12 atomi, i ricercatori hanno riscontrato che i bit subivano in modo casuale una perdita di informazioni, dovuta agli effetti quantistici.

Loth continua dicendo che “…partendo dall’atomo abbiamo dunque continuato a costruire strutture via via più grandi nel tentativo di immagazzinare l’informazione, finchè, uscendo dalla meccanica quantistica, siamo giunti al normale metodo di memorizzazione con questo limite di 12 atomi.”

L’incredibile risultato è stato raggiunto mantenendo il gruppo di atomi a temperature molto molto basse e utilizzando un microscopio a effetto tunnel. Utilizzando 8 gruppi dei 12 bit-atomo i ricercatori hanno realizzato un byte. Punto cruciale della ricerca è stato l’impiego di materiali con diverse proprietà magnetiche: infatti i campi magnetici generati dai tradizionali materiali ferromagnetici, si influenzano vicendevolmente se posti a distanze troppo piccole.

Attualmente questi sono i materiali utilizzati nei comuni hard disk. Loth ha spiegato che “…proprio i materiali ferromagnetici rappresentano un grande limite per la continua miniaturizzazione della microelettronica.”

Molti scienziati considerano il risultato raggiunto da Loth e il suo team molto interessante sotto diversi punti di vista.

Ad esempio il dottor Branford, dell’Imperial College di Londra, ha affermato che “Le attuali unità di memoria magnetica sono limitate nella loro miniaturizzazione. L’utilizzo dei materiali anti-ferromagnetici ha dimostrato che è possibile immagazzinare informazioni molto più densamente di quanto non sia possibile oggi.”

Nella moderna informatica, si utilizzano circa un milione di atomi per conservare l’informazione di un bit. Il limite dei 12 atomi è totalmente sperimentale e ancora ben lontano dall’essere pronto per l’impiego quotidiano, ma secondo Loth è verosimile che si possa riuscire in tempi brevi a rendere stabile, anche per l’uso nei comuni pc, l’immagazzinamento delle informazioni dei bit in strutture da 150-200 atomi.

Conclude Loth ” Questa è un’incredibile sfida tecnologica per trovare nuove tecniche di produzione”.

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